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Joseph Marinier - philosophe
La filosofia dell'Atto Vitalistico marinier@madamesadowsky.com |
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Vita, opere, pensiero
Vita di Joseph Marinier
Joseph Marinier è nato a Parigi nel 1940. La madre, Sophie Marinier, era una delle "ragazze" di Madame Sadowsky (la celebre maison di Pigalle), mentre il padre era un ufficiale dell'esercito francese, morto nei primi giorni di guerra, pochi giorni prima della nascita del filosofo. Sophie continuò durante il conflitto il suo lavoro presso la maison, facendo la spia per gli alleati (la maison, frequentata dagli ufficiali tedeschi, fu uno dei più importanti centri dello spionaggio e della Resistenza). Scoperta dai nazisti, Sophie fu brutalmente assassinata nel 1944 sotto gli occhi del figlio, episodio che segnò Marinier per tutta la vita. Joseph passò l'infanzia alla maison ed entrò nel 1947, per interessamento di padre Gérard, al Collegio dei Gesuiti, dove fu avviato agli studi teologici. Allievo brillantissimo, uscì dal collegio nel 1959 e si iscrisse alla Sorbona, nella quale conseguì, con il massimo dei voti, la laurea in filosofia nel 1964. La tesi, pubblicata l'anno seguente con il titolo Baader et le vitalisme des elements (Baader e il vitalismo degli elementi), suscitò entusiasmi, ma anche perplessità nel mondo accademico francese. In quegli anni, Marinier si avvicinò all'esistenzialismo di Sartre, che presto abbandonò, rifiutandone gli aspetti politici. Le sue opere L'illogisme du Christianisme: Paul de Tarse, le saint trompeur (L'illogicità del Cristianesimo: Paolo di Tarso santo gabbamondo) (1967) e Marxisme comme désengagement (Marxismo come disimpegno) (1968) attirarono l'interesse di Bertrand Russell, che lo fece chiamare a Cambridge per tenere alcuni corsi, ma gli crearono in patria inimicizie nel mondo cattolico e marxista. Ebbe così inizio la sua carriera accademica, che lo vide opporsi spesso a Jacques Derrida, specialmente con l'opera La “Grammatologie” expliquée à l'Être (La “Grammatologia” spiegata all'Essere) (1969), nella quale ridicolizzava il pensiero del più anziano collega. Il mondo accademico francese iniziò ad osteggiarlo in ogni modo, ed egli rispose con il pamphlet satirico La moquerie de Socrate et la plaisanterie de Marinier (La beffa di Socrate e lo scherzo di Marinier) (1970). Pochi giorni dopo l'uscita di questo testo, durante una lettura del libello alla Sorbona, Marinier attaccò Derrida urinando pubblicamente sui libri dell'avversario, fatto che gli costò l'espulsione dall'università. Senza lavoro e senza casa, il filosofo visse diversi anni fra i barboni di Parigi, insegnando per le strade e scrivendo ai quotidiani lunghe lettere che raramente furono pubblicate. Più volte fermato per vagabondaggio e disturbo della quiete pubblica, Marinier fu infine arrestato nel 1975 per atti osceni e resistenza a pubblico ufficiale. Al processo si difese da solo, mettendo in ridicolo la corte e le leggi. Venne assolto, ma fu internato in ospedale psichiatrico, dove rimase per 22 anni.
Nel 1997 uscì dal manicomio e fu accolto alla maison di Madame Sadowsky, dove visse immerso nei suoi studi per i tre anni successivi. Nel 2000 aderì al movimento dei café philosophique, iniziando a tenere discorsi nei locali pubblici di Parigi e della Costa Azzurra. Le sue lezioni trascendono il puro divertimento per intellettuali, che è un po' la caratteristica del movimento: esse costituiscono invece un'autentica testimonianza di vita e di pensiero e gli hanno procurato un vasto seguito e l'interesse dei media. Nel 2002 pubblica L'acte vitaliste (L'atto vitalistico), un'opera che suscita scalpore, anche se, ancora una volta, il mondo accademico non la accetta, rifiutandosi di comprenderla. In essa, Marinier compone una vibrante summa del proprio pensiero: la filosofia è soprattutto un gioco critico, creativo e comunicativo, che mette in crisi ogni forma di pensiero pregresso. Il filosofo agisce, innanzitutto, mettendo in ridicolo, con il proprio pensato ed il proprio agito, le convenzioni sociali: l'invito, rivolto all'individuo, è quello di liberarsi dalle costrizioni mortificanti della società, esprimendo il proprio anelito alla libertà attraverso l'atto vitalistico, anche platealmente esibito. Negli anni successivi, Marinier pubblica due opere divulgative: Philosophie et communication (Filosofia e comunicazione) (2004) e Le coq d'Asclépios et les priapées divines (Il gallo di Asclepio e le priapi divine) (2005). Nel 2006 escono la sua autobiografia, 66 ans dans la merde: autobiographie philosophique, seguita dalla curatela di un libro erotico scritto da un anonimo del XVII secolo, De fellatione atomica, e infine una riflessione molto personale sulla figura di S. Giovanni Battista: "Ecce Agnus": Saint Jean-Baptiste, anarcho-punk. Marinier continua a tenere le sue affollatissime lezioni, sviluppando un pensiero che vuole dare a ogni uomo dignità e speranza. Il mondo universitario non cessa invece di ignorarlo, tanto che ha recentemente suscitato scalpore il fatto che siano state rifiutate proposte di tesi di laurea su di lui. Marinier vive a Parigi, in una casa-comune insieme ad alcuni suoi discepoli, o sulla Costa Azzurra, ospite di amici.
Opere di Joseph Marinier
Si possono dividere le opere di Marinier in due periodi: quello giovanile, che va dal 1965 al 1970, e quello della maturità, che inizia nel 2002 e ci auguriamo possa durare ancora a lungo. Fra i due periodi, gli anni del vagabondaggio e del ricovero in ospedale psichiatrico. Le opere giovanili sono di difficile reperibilità. Nel 1979, con la morte dell'editore alsaziano Friedrich Cassier (amico e mentore editoriale di Marinier), la casa editrice Cassier chiuse per sempre, i libri nel magazzino furono mandati al macero e la tipografia di Mulhouse smantellata. Purtroppo, anche le copie dei volumi di proprietà di Marinier andarono perdute quando il filosofo fu arrestato nel 1975. Abbiamo trovato i titoli delle opere giovanili di Marinier in un catalogo cartaceo della Biblioteca Nazionale di Francia e abbiamo chiesto di visionare i volumi: ci è stato risposto che ciò è al momento impossibile, poiché essi sono collocati in un deposito inaccessibile per motivi di sicurezza. L'unica speranza, dunque, è che qualcuno sia in possesso di una copia, o che si riesca a reperirli in qualche mercatino. Se qualcuno avesse notizie in proposito è pregato di contattare questo sito. Tutte le informazioni contenute in questa pagina ci sono dunque state fornite da Marinier stesso. Nessun problema di reperibilità per le opere recenti, che sono pubblicate dall'editore indipendente Boeuf-à-la-mode di Nizza. Baader et le vitalisme des elements, Cassier, Mulhouse-Paris, 1965 Si tratta della tesi di laurea di Marinier, che l'autore riscrisse e pubblicò secondo le proprie reali intenzioni l'anno successivo il conseguimento del titolo. Rispetto alla tesi accademica, questa versione accentua l'analisi del simbolismo erotico e vitalistico presente nel pensiero religioso del filosofo tedesco. L'illogisme du Christianisme: Paul de Tarse, le saint trompeur, Cassier, Mulhouse-Paris, 1967 Opera molto discussa di Marinier. Secondo l'autore, la predicazione paolina costituisce una frattura e un tradimento del cristianesimo originario: Marinier dimostra come Paolo di Tarso, utilizzando elementi della predicazione di Cristo e fondendoli con altri derivati dai culti misterici, di fatto "inventò" una nuova religione che rispondesse esattamente alle aspettative delle genti del suo tempo. Il più colossale imbroglio (o, se vogliamo, la più fortunata "operazione di marketing") nella storia dell'umanità! Marxisme comme désengagement, Cassier, Mulhouse-Paris, 1968 Opera scritta di getto ai tempi della rivolta giovanile del '68, per dimostrarne il puro carattere "di moda". L'adesione al "movimento", allora, altro non era che un modo per disimpegnarsi, per trasferire le proprie personali responsabilità ad un'evanescente e non ben definibile dimensione collettiva. La Grammatologie expliquée à l'Être, Cassier, Mulhouse-Paris, 1969 Secondo lo stesso Marinier, "300 pagine di parole in libertà". L'idea originaria era quella di utilizzare "a caso" il linguaggio e i concetti di Derrida per dimostrare ironicamente l'insensatezza del suo pensiero. Con enorme sorpresa di Marinier, per un po' l'opera fu presa sul serio e considerata un fondamentale contributo alla diffusione del pensiero di Derrida. Marinier ricevette critiche lusinghiere e l'apprezzamento degli ambienti della École Normale Supérieure, finché Derrida stesso non lesse il libro e si rese conto conto della beffa. In seguito alla minaccia di un'azione legale, l'opera di Marinier fu ritirata dal commercio. La moquerie de Socrate et la plaisanterie de Marinier, s.e. [in realtà Cassier], Pa-rire [in realtà Mulhouse], 2000 [in realtà 1970] Come reazione, Marinier e l'editore Cassier pubblicarono con false data e luogo di edizione questo pamphlet semi-serio. Si tratta di un dialogo fra Marinier e Socrate durante il quale si afferma il carattere ludico e immanente della filosofia. Derrida non viene citato direttamente, ma il costante riferimento ad un personaggio chiamato "l'Algerino" lascia pochi dubbi. Per qualche tempo, Marinier si divertì a rappresentare teatralmente il libello, finché - come ben sappiamo - un eccesso non fu causa della sua rovina. L'acte vitaliste, Boeuf-à-la-Mode, Nice, 2002 Insieme al saggio su Baader, è l'opera più sistematica di Marinier, e rappresenta la summa del suo pensiero. E' il frutto della riflessione interiore di un quarto di secolo, arricchita dall'esperienza pubblica del café philosophique, nella quale Marinier ha trovato il proprio ambito espressivo ideale. La filosofia, secondo Marinier, è principalmente un gioco critico ed ironico. Tuttavia, l'uomo non può fare a meno di produrre astrazioni: è "condannato alla metafisica", alla costruzione di sempre nuove ontologie. Questo è l'atto vitalistico, la cui ripetizione nell'esperienza umana - sotto varie forme - sembra l'unica risposta al consapevole destino della morte. Philosophie et communication, Boeuf-à-la-Mode, Nice, 2004 Pur utilizzando un linguaggio divulgativo, è un'opera molto impegnativa, come dimostrano l'apparato di note e la ricca bibliografia. Da Socrate a Husserl e oltre, la filosofia, secondo Marinier, trova il suo senso nell'atto della comunicazione interpersonale. La comunicazione, per un filosofo, è il senso autentico del proprio impegno responsabile. Persino l'"oscurità" di Eraclito o la misantropia di Rousseau assumono un profondo significato comunicativo. Le coq d'Asclépios et les priapées divines, Boeuf-à-la-Mode, Nice, 2005 Anche quest'opera di Marinier si propone come divulgativa. In essa, Marinier recupera però tutta la sua verve umoristica. Partendo dalle ultime parole di Socrate, ricostruisce, in un percorso fra il filosofico e l'antropologico, la risposta simbolica al male di vivere. Se la morte - per Socrate - è la liberazione dalla malattia della vita, così l'immortalità degli dei viene costantemente rappresentata attraverso una simbologia fallica. Si ripropone in questo modo l'atto vitalisico come reazione all'incombenza della morte. Sarebbero ancora immortali gli dei - si chiede Mariner - se non provassero le passioni e non reagissero ad esse vitalisticamente?
66 ans dans la merde: autobiographie philosophique, Boeuf-à-la-Mode, Nice, 2006
"Sono nato a Parigi il 24 giugno 1940, non mi è chiaro se francese o tedesco, visto che nei primi giorni dell'occupazione c'erano più tedeschi che parigini in giro per la città. Certe volte sono tentato di andare a bussare all'ambasciata di Germania per chiedere la nazionalità tedesca. Non che ami molto i tedeschi (anzi!), ma la prospettiva di essere ricordato come un filosofo tedesco anziché un filosofo francese mi solletica non poco. Al fatto di essere figlio di una puttana (ma di gran classe) non si unisce per me l'onta di essere pure figlio di padre ignoto: il mio povero genitore era un ufficiale dell'esercito francese e morì da qualche parte durante i primi giorni di guerra. Non so se lo fece da eroe: allora stavano tutti scappando, e se qualcuno andò coraggiosamente incontro al nemico fu solo perché aveva preso la direzione sbagliata. Sono certo che mio padre fu tra questi "eroi". Comunque, nonostante gli sforzi bellici di mio padre, i tedeschi travolsero la Francia per la seconda volta in settant'anni con la loro superiorità militare e filosofica, e i carri armati delle tre H (Hegel-Heidegger-Hitler) fecero il loro ingresso trionfale a Parigi..."
Anonyme du XVIIe siècle, De fellatione atomica, edition critique avec une introduction et des notes publiée par Joseph Marinier, Boeuf-à-la-Mode, Nice, 2006
Si tratta della prima edizione contemporanea di un saggio erotico del XVII secolo, riscoperto di recente da Joseph Marinier. Il pamphlet originale, pubblicato anonimo e senza indicazione dello stampatore, è databile intorno al 1690, e venne messo immediatamente all'indice: tutte le copie (tranne quella riscoperta da Marinier) furono di conseguenza arse pubblicamente. L'autore, probabilmente un religioso, è chiaramente di formazione libertina e materialista. Fingendo di tradurre dal greco un antico testo epicureo (da cui il riferimento all'atomismo contenuto nel titolo), l'Anonimo compie un elogio satirico della fellatio, indicata come rimedio alla guerra e all'oppressione della religione. Particolarmente interessante è il riferimento al benevolo arconte della città di Burlopolis (così suonerebbe il nome in italiano), il quale, anziché dedicarsi alla guerra, preferisce trastullarsi con un suo giovane scrivano. Scoperta la tresca, l'arconte viene messo sotto accusa dal tribunale della città, ma alla fine viene assolto per intervento del popolo che lo porta in trionfo, gridando di preferire i giochi amorosi all'attività bellica. L'analogia con il caso Clinton-Lewinsky è sorprendente! Il volume ha raccolto in Francia recensioni positive, anche se alcuni critici sostengono che l'Anonimo in realtà non sia mai esistito e che l'opera costituisca l'ennesima beffa di Marinier.
"Ecce Agnus": Saint Jean-Baptiste, anarcho-punk, Boeuf-à-la-Mode, Nice, 2006
Il saggio si occupa della figura di Giovanni il Battezzatore, colui che scelse di vivere nel deserto per annunciare la venuta di Cristo. Di Giovanni Battista, Marinier scrive una sorta di biografia intellettuale, utilizzando come fonti tanto i Vangeli, quanto le opere letterarie, come la Salomè di Oscar Wilde. La figura di Giovanni è affine a quella di un moderno "anarcho-punk" (in Italia si chiamano "punkabbestia"), e il rito collettivo del battesimo nel Giordano, che egli impartiva, è simile a quello dei grandi raduni "rave". Il rifiuto dell'amore della lasciva principessa Salomè - che, come è noto, lo fece incarcerare e decapitare - costituisce una scelta estrema di libertà dai vincoli sociali e dalle seduzioni "consumistiche". Giovanni il Battezzatore, nella visione di Marinier, non è un santo eremita, bensì un maestro di pensiero anarchico: la voce di "colui che grida nel deserto" è destinata ad essere udita meglio di quella di chi urla nella grande città, e l'annuncio della venuta dell'"Agnello" costituisce la dimostrazione che solo attraverso il rifiuto della massificazione è possibile percepire l'avvento di una nuova era. Il complesso libro di Marinier si presta a diverse chiavi di lettura, eppure è evidente il suo ennesimo invito alla totale libertà di pensiero e di parola, anche a costo dell'emarginazione dalla società di massa.
Cainus: la Bible et la sélection naturelle, Boeuf-à-la-Mode, Nice, 2007
Dopo il libro su Giovanni Battista, Marinier torna all'esegesi biblica. Contro tutti coloro che ancora oggi criticano la teoria di Darwin, contrapponendo ad essa il creazionismo, Marinier dimostra che l'evoluzionismo è già contenuto nel libro della Genesi. La frase di Dio in difesa del primo omicida - "chi ucciderà Caino subirà la vendetta sette volte" - è il punto di partenza della riflessione di Marinier. Perché Dio difende Caino? Egli sacrificava a Dio i frutti peggiori della terra, Abele gli esemplari migliori del suo gregge. Caino, inconsapevolmente, operava per migliorare la specie, Abele invece faceva la cosa inversa. Se Caino era invidioso, Abele era ipocrita: lo scontro fu inevitabile e il vincitore fu Caino perché egli era il più veloce, il più astuto e il più intelligente. Insomma, l'esemplare migliore della sua specie. Secondo Marinier, Abele, molle e flaccido, avrebbe senz'altro ucciso il fratello (più subdolamente) se Caino non avesse l'avesse affrontato per primo: la morte di Abele non fu altro che sélection naturelle. E che Caino fosse il migliore era evidente fin dall'inizio. Alla sua nascita, Adamo esclamò orgoglioso: "Ho acquistato un Uomo dal Signore!", mentre non disse nulla alla nascita del secondogenito. Marinier conclude il libro dichiarandosi orgogliosamente discendente di Caino e del di lui figlio Enoch. Ancora una volta, un volume destinato a fare discutere, nel quale Si ripropone l'impegno di Marinier per la libertà di pensiero. In questo caso contro coloro che vorrebbero che Darwin non venisse più neppure insegnato nelle scuole!
Pensiero di Joseph Marinier
(da un'intervista a "Libération", 15 gennaio 2005)
"Ho passato l'infanzia in un bordello tra le puttane e l'adolescenza in un collegio di preti. Ho quindi imparato tutte le diverse varianti del sesso dai migliori maestri!".
"Mi sono sempre chiesto come mai Paolo di Tarso amasse così tanto Dio e così poco gli uomini. Se l'avesse pigliato in culo anche lui come tutti i suoi contemporanei, probabilmente il mondo oggi sarebbe migliore. Pensate un po': sarebbe bastata una scopata 2000 anni fa e non avremmo avuto l'11 settembre e tutto quel che ne è seguito!". "Il movimento studentesco è stato solo l'epifenomeno di una lotta fra diverse fazioni accademiche. Sappiamo bene chi ha vinto: quelli che contestavano allora, oggi ci governano e la classe operaia che dicevano di difendere non esiste più. Al suo posto c'è la classe dei disoccupati". "Se esistesse un proletariato (ma oggi siamo troppo poveri anche per allevare una prole), esso dovrebbe fare una bella rivoluzione culturale e costringere a calci in culo a fare pubblica autocritica tutti quei sedicenti intellettuali che lo hanno preso in giro per quarant'anni con il loro paternalismo interessato". "Non ho mai capito niente della filosofia di Derrida, ma quello che non ho mai sopportato in lui e in quelli come lui è il parlare difficile solo per farsi le studentesse. Credo che l'impegno di un filosofo dovrebbe andare al di là di una scopata! Oggi - purtroppo - Derrida è morto, mentre io sono vivo! Io parlo a tutti e tutti dicono di capire la mia filosofia (e qualcuno mi ringrazia per il giovamento che ne ha tratto). Nonostante la mia chiarezza, faccio ugualmente sesso ogni giorno con donne bellissime. Ammetto che questo rende la vita di un filosofo degna di essere vissuta". "Il clamore suscitato dalla famosa pisciata fu per me totalmente inatteso. A quell'epoca a teatro pisciavano sul pubblico ogni sera ed erano tutti contenti. Io non ho fatto altro che urinare sulla "Grammatologia": era solo il mio piscio su della pura merda! In realtà, sono giunto alla conclusione che il problema non fu la pisciata, bensì l'invidia dei miei colleghi per le dimensioni del mio pene!". "Qualcuno mi ha detto che la mia filosofia dell'atto vitalistico è frustrante: di solito si tratta di uomini poco prestanti in campo intellettuale e sessuale. Il fatto che non sappiano godere dell'atto vitalistico non li esime, però, dall'impegno di migliorare se stessi". "E' impossibile cambiare il mondo! E' invece possibile migliorare noi stessi ogni giorno". "Mi hanno criticato perché tengo lezioni in un bordello, ma quello è uno dei pochi luoghi ancora veramente liberi in tutta Europa!". "Spesso ai miei caffè filosofici suona un gruppo pop. Ho cominciato ad amare il pop quando ero rinchiuso al Grand Hotel dei Pazzi. Potevo leggere quotidiani e riviste, niente romanzi e, soprattutto, niente filosofia. Non guardavo la Tv, ma ascoltavo molta radio: è così che sono diventato un esperto di musica pop!". "La ragione del successo della mia filosofia è probabilmente la grande crisi attuale dell'Occidente. Nessun altro filosofo può ammettere che questa sia inarrestabile, perché anche lui ne è responsabile come uomo e come intellettuale. Personalmente, avrei desiderato fare e dire qualcosa a tempo debito, ma ero chiuso in manicomio". "Esercito con passione il mio diritto di voto! Ad ogni elezione scrivo "merde" sulla scheda, ed ogni volta ho ottenuto ciò per cui ho votato". "Non serbo rancore per nessuno: oggi vivo, amo e sono completamente libero, e nessun giudice potrà impedirmi di dire e fare ciò che ritengo in coscienza giusto e legittimo!". Il settimanale italiano "Panorama" cita Joseph Marinier tra i "nuovi filosofi"
Il settimanale "Panorama" ha recentemente pubblicato un articolo firmato dal filosofo italiano Franco Volpi dal titolo "Dove nasce la nuova filosofia", nel quale viene citato anche il nostro amico e maestro Joseph Marinier.
Scrive Volpi: "A Parigi si concentra anche la filosofia mediatica francese. Dal sempre più vago Jean Baudrillard ai vecchi nuovi filosofi André Glucksmann e Bernard-Henri Lévy, da Alain Finkielkraut a Joseph Marinier". Di Marinier viene pubblicata anche una bella fotografia. Ci auguriamo che l'articolo di "Panorama" possa servire a suscitare anche in Italia un certo intersse nei confronti della figura e dell'opera di Joseph Marinier. Marinier citato in un manuale di filosofia italiano
L'ultima edizione di uno dei più diffusi manuali di filosofia italiani per le scuole superiori, Discorsi di filosofia, dedica alcune righe a Joseph Marinier. Riportiamo qui la citazione, posta al termine dell'Appendice quarta all'ultimo volume, intitolata Nuove tendenze post-postmoderniste della filosofia francese.
"Vale la pena, infine, di citare Joseph Marinier (n. 1940). Questo bizzarro personaggio, dopo una vita assai travagliata (ha trascorso 22 anni in un ospedale psichiatrico), ha aderito al movimento dei café philosophique, raccogliendo una piccola schiera di fanatici sostenitori della sua pseudo-filosofia "dell'atto vitalistico". Le sue opere provocatorie, pur partendo da intuizioni geniali, non sono tuttavia supportate da valide argomentazioni, sicché risulta difficile considerarlo realmente un filosofo. Ciò nonostante, per la simpatia che lo contraddistingue, Marinier è parso meritevole di una citazione in questa appendice dedicata al post-postmodernismo francese" (Discorsi di filosofia, a cura di Silvio Culacci e Luigi Frusti, Gamba Editrice, Brescia, 2007, 8a edizione, vol. III, tomo 3, p. 426). Joseph Marinier si è dichiarato pienamente d'accordo con il giudizio espresso su di lui dai manualisti italiani, nei confronti dei quali dice di ricambiare la simpatia.
8/11/2006: Arrestato a Parigi il filosofo Joseph Marinier
Il filosofo Joseph Marinier, amico e nume tutelare dei Madame Sadowsky, è stato brutalmente malmenato e arrestato l'8 di novembre 2006 a Parigi nel corso di una manifestazione per la salvaguardia del lupo alpino. Il filosofo, insieme ad un centinaio di persone, stava protestando contro l'ottusità delle legislazioni francese e svizzera, le quali consentono l'abbattimento indiscriminato di questo nobile animale.
Marinier e un'altra decina di manifestanti erano mascherati da lupo e stavano "marcando il territorio" nei pressi della piramide del Louvre dinanzi ad una folla di meravigliati turisti, quando sono stati aggrediti, percossi e trascinati via dalla polizia in tenuta antisommossa. Tutti i fermati sono stati denunciati a piede libero e rilasciati nel giro di poche ore. Subito raggiunto per telefono da Roger, Marinier ha commentato ironicamente: "Aveva ragione Hobbes: homo homini lupus".
I Madame Sadowsky esprimono la loro solidarietà a Marinier, agli altri arrestati e al lupo alpino! Repubblica on-line: "Fermate lo sterminio dei lupi!" |